Zuccherificio Agricolo Ferrarese (Ferrara)

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Lo Zuccherificio Agricolo Ferrarese di Borgo San Giacomo venne realizzato su iniziativa dell’agronomo Adriano Aducco, direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura del Comizio Agrario di Ferrara, che con la costruzione dello stabilimento intendeva superare i contrasti sorti fra industriali e proprietari terrieri, attraverso una cooperativa di agricoltori che lavorassero direttamente il prodotto. La progettazione e la direzione dei lavori venne affidata nel 1899, all’ingegnere milanese Pietro Frontini, al quale seguì il ferrarese Antonio Mazza che ricevette il primo importante incarico con il completamento dell’impianto, portato a termine nel settembre del 1900. Una sezione della fabbrica conteneva gli impianti per la lavorazione della barbabietola mentre l’altra veniva utilizzata come deposito. Il complesso comprendeva inoltre alcuni silos, l’officina meccanica ed il locale delle caldaie per la produzione del vapore. A ridosso della strada di accesso allo zuccherificio, venne realizzata una palazzina su tre piani che ospitava l’abitazione e gli uffici del direttore. Le comunicazioni erano assicurate da uno scalo sul canale di Burana Volano, da cui un impianto prelevava l’acqua necessaria allo stabilimento. Nel 1903, a causa dell’aumento della tassa di fabbricazione dello zucchero e dello scarso raccolto, nel tentativo di fare fronte alle difficoltà economiche attraverso l’incremento produttivo, vennero potenziati gli impianti e realizzato un reparto di essiccazione delle polpe per agevolarne lo stoccaggio ed il trasporto. Nuovi problemi sorsero tuttavia con la convenzione di Bruxelles che impediva all’Italia di esportare lo zucchero prodotto in eccedenza. Si dovette perciò ricorrere ad una regolamentazione dell’industria saccarifera italiana: per iniziativa di Aducco si costituì nel 1904 l’Unione Zuccheri, un’associazione tra gli industriali del settore che stabiliva per ogni fabbrica il limite di produzione in relazione alle sue potenzialità. Nello stesso anno l’Eridania Zuccherifici Nazionali acquistò tutte le azioni dello zuccherificio, che verrà definitivamente accorpato alla società genovese nel 1930. Ricostruito e sopraelevato il corpo di fabbrica principale in seguito ai danni subiti durante il secondo conflitto mondiale, l’impianto riprenderà la sua attività nel 1946 per concluderla definitivamente nel 1967. Nel 1985, il Comune di Ferrara ha definito un progetto di recupero finanziato attraverso un fondo regionale che prevedeva la realizzazione di strutture universitarie, completate nel 1995.
Zuccherificio Agricolo Ferrarese (Ferrara) 
1900 - 1967 
Zuccherificio Agricolo Ferrarese 
Guerzoni Giovanni, Roda Roberto, a cura di, Il tempo delle ciminiere. Censimento fotografico del patrimonio storico industriale della provincia di Ferrara. Parte I (1800-1920), Padova, Interbooks, 1992, pp. 77-84 
Mantovani Davide, Il museo nella fabbrica, "L’Arca", 35, 1990, pp. 62-67 
Macci Loris, Accadde a Ferrara, recupero dello zuccherificio, in Rossi Prodi Fabrizio, a cura di, Costruire Decostruire, Roma, Officina, 1992, pp. 18-31 
Marini Stefano, Puggioli Enrico, Archeologia industriale, il recupero del complesso Eridania, "Ingegneri ferraresi", 6, 2002, pp. 37-48 
Fontana Carlotta, Il riuso dell’ex zuccherificio Eridania a Ferrara, "Recuperare", 41, 1989, pp. 277-289 
Casali Vincenzo, Riconversione dell’ex stabilimento Eridania a Ferrara, "Spazio e Società", 35, 1986, pp. 50-53 
Porcelli Grazia, Zanetti Carlo, La fabbrica della memoria, "Costruire in laterizio", 76, 1989, pp. 192-195 
Guerzoni Giovanni, a cura di, Il tempo delle ciminiere. Immagini del paesaggio industriale italiano, Padova, Interbooks, 1993 
Lo Zuccherificio Agricolo Ferrarese di Borgo San Giacomo venne realizzato su iniziativa dell’agronomo Adriano Aducco, direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura del Comizio Agrario di Ferrara, che con la costruzione dello stabilimento intendeva superare i contrasti sorti fra industriali e proprietari terrieri, attraverso una cooperativa di agricoltori che lavorassero direttamente il prodotto. La progettazione e la direzione dei lavori venne affidata nel 1899, all’ingegnere milanese Pietro Frontini, al quale seguì il ferrarese Antonio Mazza che ricevette il primo importante incarico con il completamento dell’impianto, portato a termine nel settembre del 1900. Una sezione della fabbrica conteneva gli impianti per la lavorazione della barbabietola mentre l’altra veniva utilizzata come deposito. Il complesso comprendeva inoltre alcuni silos, l’officina meccanica ed il locale delle caldaie per la produzione del vapore. A ridosso della strada di accesso allo zuccherificio, venne realizzata una palazzina su tre piani che ospitava l’abitazione e gli uffici del direttore. Le comunicazioni erano assicurate da uno scalo sul canale di Burana Volano, da cui un impianto prelevava l’acqua necessaria allo stabilimento. Nel 1903, a causa dell’aumento della tassa di fabbricazione dello zucchero e dello scarso raccolto, nel tentativo di fare fronte alle difficoltà economiche attraverso l’incremento produttivo, vennero potenziati gli impianti e realizzato un reparto di essiccazione delle polpe per agevolarne lo stoccaggio ed il trasporto. Nuovi problemi sorsero tuttavia con la convenzione di Bruxelles che impediva all’Italia di esportare lo zucchero prodotto in eccedenza. Si dovette perciò ricorrere ad una regolamentazione dell’industria saccarifera italiana: per iniziativa di Aducco si costituì nel 1904 l’Unione Zuccheri, un’associazione tra gli industriali del settore che stabiliva per ogni fabbrica il limite di produzione in relazione alle sue potenzialità. Nello stesso anno l’Eridania Zuccherifici Nazionali acquistò tutte le azioni dello zuccherificio, che verrà definitivamente accorpato alla società genovese nel 1930. Ricostruito e sopraelevato il corpo di fabbrica principale in seguito ai danni subiti durante il secondo conflitto mondiale, l’impianto riprenderà la sua attività nel 1946 per concluderla definitivamente nel 1967. Nel 1985, il Comune di Ferrara ha definito un progetto di recupero finanziato attraverso un fondo regionale che prevedeva la realizzazione di strutture universitarie, completate nel 1995. 

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