Arcispedale di Santa Maria Nuova (Reggio Emilia)

http://dati.emilia-romagna.it/id/ibc/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/152269 an entity of type: ArchitecturalOrLandscapeHeritage

progetto e costruzione - L’ospedale nasce sulla base di un primo progetto redatto da Enea Manfredini nel 1945, finanziato da Alfredo Gallinari e da realizzarsi su terreni di sua proprietà. Fin dall’inizio dei lavori l’ospedale Gallinari incontra numerose difficoltà, sia per il mancato finanziamento statale per le indennità di guerra, sia per il richiesto ampliamento in corso d’opera della capacità di accoglienza del numero di degenti. Nel 1949 viene ultimata la struttura portante in cemento armato, ma nel 1952 i lavori si interrompono per la morte del finanziatore e per diversi anni il nudo telaio rimane a testimonianza dell’opera incompiuta. Il primo progetto, d’impronta razionalista, è costituito da tre corpi di fabbrica paralleli tra loro; quello posteriore, adibito alle degenze, si sviluppa con corridoi illuminati da ampie vetrate che distribuiscono le camere ad ogni piano; i locali di servizio a supporto delle degenze e i gruppi operatori sono situati nel corpo centrale, in posizione baricentrica e collegati da passerelle aeree ai vari piani; quello anteriore, con il fronte principale rivolto su viale Risorgimento, è sede della direzione sanitaria, degli uffici amministrativi, ambulatori, laboratori e alloggi di servizio. Questo volume è caratterizzato da un portico a doppia altezza che funge da collegamento trasversale verso i due volume disposti simmetricamente agli estremi e destinati agli infettivi e ai tubercolotici. L’ingresso all’ospedale avviene attraverso due scaloni esterni che conducono direttamente al primo piano, dove si trova un ampio atrio di distribuzione da cui si diramano tutti i percorsi. I prospetti hanno aperture realizzate con finestrature verticali per il primo corpo ed orizzontali per gli altri. Trascorsi alcuni anni dalla morte di Gallinari, l’amministrazione dell’ospedale decide di riprendere l’opera, cercando finanziamenti per il completamento; nel 1955 conferisce un secondo incarico a Manfredini con l’intento di adeguare le strutture esistenti, in parte demolite perché pericolanti, alle nuove esigenze del futuro Arcispedale Santa Maria Nuova. Il nuovo complesso mantiene la precedente suddivisione tra blocco degenze, gruppi operatori e servizi, mentre vengono divisi i reparti, tra la parte maschile e quella femminile, con percorsi indipendenti, ma collegati ai servizi generali dell’ospedale. La ripartizione delle sezioni viene individuata per tipo in senso orizzontale e per sesso in senso verticale, in modo tale che i percorsi per i degenti e per gli operatori siano del tutto indipendenti gli uni dagli altri. L’accettazione, l’amministrazione e la direzione sanitaria sono direttamente accessibili dall’esterno. L’Arcispedale Santa Maria Nuova mantiene l’originario telaio in cemento armato a vista, in parte ampliato, e tamponamenti in murature di mattoni a vista. Mantenute le finestre verticali sul fronte principale, vengono confermati anche i balconi continui sul prospetto posteriore del blocco degenze; il portico a doppia altezza scompare e rimangono cinque grandi aperture in corrispondenza dell’atrio d’ingresso, posto direttamente al piano terra. In questa fase dei lavori viene coinvolto l’architetto Eugenio Salvarani per la direzione lavori, che seguirà fino al completamento dell’opera. Negli anni a seguire Manfredini continua l’opera di ampliamento dell’ospedale e di tutti i suoi servizi annessi; nel 1962 progetta la nuova cappella, mentre negli anni ottanta, con la collaborazione dei figli Giovanni ed Alberto, realizza i servizi di radioterapia, medicina nucleare e la sede dei nuovi poliambulatori.
Arcispedale di Santa Maria Nuova (Reggio Emilia) 
1945-1982 
Harrasser Peter (progetto impianti) 
Manfredini Alberto (progetto) 
Manfredini Enea (progetto) 
Manfredini Giovanni (progetto) 
progetto e costruzione - L’ospedale nasce sulla base di un primo progetto redatto da Enea Manfredini nel 1945, finanziato da Alfredo Gallinari e da realizzarsi su terreni di sua proprietà. Fin dall’inizio dei lavori l’ospedale Gallinari incontra numerose difficoltà, sia per il mancato finanziamento statale per le indennità di guerra, sia per il richiesto ampliamento in corso d’opera della capacità di accoglienza del numero di degenti. Nel 1949 viene ultimata la struttura portante in cemento armato, ma nel 1952 i lavori si interrompono per la morte del finanziatore e per diversi anni il nudo telaio rimane a testimonianza dell’opera incompiuta. Il primo progetto, d’impronta razionalista, è costituito da tre corpi di fabbrica paralleli tra loro; quello posteriore, adibito alle degenze, si sviluppa con corridoi illuminati da ampie vetrate che distribuiscono le camere ad ogni piano; i locali di servizio a supporto delle degenze e i gruppi operatori sono situati nel corpo centrale, in posizione baricentrica e collegati da passerelle aeree ai vari piani; quello anteriore, con il fronte principale rivolto su viale Risorgimento, è sede della direzione sanitaria, degli uffici amministrativi, ambulatori, laboratori e alloggi di servizio. Questo volume è caratterizzato da un portico a doppia altezza che funge da collegamento trasversale verso i due volume disposti simmetricamente agli estremi e destinati agli infettivi e ai tubercolotici. L’ingresso all’ospedale avviene attraverso due scaloni esterni che conducono direttamente al primo piano, dove si trova un ampio atrio di distribuzione da cui si diramano tutti i percorsi. I prospetti hanno aperture realizzate con finestrature verticali per il primo corpo ed orizzontali per gli altri. Trascorsi alcuni anni dalla morte di Gallinari, l’amministrazione dell’ospedale decide di riprendere l’opera, cercando finanziamenti per il completamento; nel 1955 conferisce un secondo incarico a Manfredini con l’intento di adeguare le strutture esistenti, in parte demolite perché pericolanti, alle nuove esigenze del futuro Arcispedale Santa Maria Nuova. Il nuovo complesso mantiene la precedente suddivisione tra blocco degenze, gruppi operatori e servizi, mentre vengono divisi i reparti, tra la parte maschile e quella femminile, con percorsi indipendenti, ma collegati ai servizi generali dell’ospedale. La ripartizione delle sezioni viene individuata per tipo in senso orizzontale e per sesso in senso verticale, in modo tale che i percorsi per i degenti e per gli operatori siano del tutto indipendenti gli uni dagli altri. L’accettazione, l’amministrazione e la direzione sanitaria sono direttamente accessibili dall’esterno. L’Arcispedale Santa Maria Nuova mantiene l’originario telaio in cemento armato a vista, in parte ampliato, e tamponamenti in murature di mattoni a vista. Mantenute le finestre verticali sul fronte principale, vengono confermati anche i balconi continui sul prospetto posteriore del blocco degenze; il portico a doppia altezza scompare e rimangono cinque grandi aperture in corrispondenza dell’atrio d’ingresso, posto direttamente al piano terra. In questa fase dei lavori viene coinvolto l’architetto Eugenio Salvarani per la direzione lavori, che seguirà fino al completamento dell’opera. Negli anni a seguire Manfredini continua l’opera di ampliamento dell’ospedale e di tutti i suoi servizi annessi; nel 1962 progetta la nuova cappella, mentre negli anni ottanta, con la collaborazione dei figli Giovanni ed Alberto, realizza i servizi di radioterapia, medicina nucleare e la sede dei nuovi poliambulatori.  

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