Johns Hopkins University, centro universitario e biblioteca (Bologna)

http://dati.emilia-romagna.it/id/ibc/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/151597 an entity of type: ArchitecturalOrLandscapeHeritage

progetto e costruzione - Nel 1951 apre in via Belmeloro il SAIS Bologna Center dell'Università Johns Hopkins di Baltimora. Si tratta di un esperimento di educazione internazionale voluto dal prof. Groves Haines e iniziato con quattro professori e dieci studenti in alcune aule concesse dal Rettore dell'Alma Mater Felice Battaglia. Scopo della School of Advanced International Studies di Bologna è offrire corsi altamente specializzati a studenti di varie nazioni, destinati a carriere internazionali. Per il nuovo edificio dell'Università americana sarà incaricato nel 1958 l'architetto Enzo Zacchiroli, alla sua prima importante commissione bolognese. Il progetto recepirà la lezione del grande maestro finlandese Alvar Aalto e si distaccherà dal canone, sostenuto con forza da molti, dell'armonizzazione al contesto storico circostante. La sede della Johns Hopkins University – Bologna Center, rappresenta la prima opera bolognese dell’architetto Enzo Zacchiroli, che gli è valso il premio regionale In/Arch del 1961. Abbandonata la prima ipotesi di ristrutturazione di Palazzo Bianconcini si decide per la costruzione di un edificio ex-novo nella storica via Belmeloro, composto da due volumi. L’edificio principale è organizzato secondo una struttura gerarchica che mette a sistema gli ambienti, disposti su tre livelli. Al piano interrato sono collocati gli impianti e i locali di servizio. Al piano terra si trovano gli spazi di distribuzione alla biblioteca e all’auditorium e quelli di incontro e socializzazione come la caffetteria. I piani superiori fino all’attico, in cui è sistemato l’appartamento del direttore, sono destinati agli spazi principali dell’università: aule, uffici. Il secondo corpo ospita la biblioteca; più basso e avanzato rispetto alla strada, risulta completamente autonomo rispetto al precedente, seppur collegato. Il trattamento delle facciate punta a unificare le varie parti. Le finestre del primo piano, presenti sul punto di innesto della biblioteca con il prospetto frontale, sembrano restringersi verso l’alto per far posto all’attacco fra i due blocchi. Il prospetto nord, su cui si attesta la biblioteca, è connotato dalla presenza di numerose e ampie aperture dalla chiara direzionalità orizzontale che interrompono ritmicamente la continuità del laterizio. Il prospetto sud, invece, è caratterizzato da una grande vetrata che illumina il vano scala. Quest’ultima è scandita in orizzontale dalle grandi travi, visibili in tutta la loro altezza, e in verticale, dai montanti degli infissi in legno, riproponendo l’accostamento mattone-vetro-legno, che sul fronte est si differenzia ulteriormente conformandosi in profonde lame lignee. Nel blocco della biblioteca, ancora, i montanti diventano stretti e lunghi, per disporsi nella fascia alta del volume al di sotto del paramento in rame. L’uso di una differenziazione delle aperture finestrate costituisce uno dei punti salienti del lessico dell’autore, che con apparente semplicità controlla sapientemente i rapporti tra i pieni e i vuoti della composizione dei fronti. La stessa cura nella variazione degli elementi si ritrova anche nelle scelte strutturali. Il blocco centrale si basa su una gabbia intelaiata di elementi di calcestruzzo gettati in opera, mentre il corpo della biblioteca è costituito da pareti portanti. Alla diversità dell’uso delle strutture corrisponde l’uniformità del rivestimento in laterizio. Il primo volume presenta dei tamponamenti realizzati con una muratura a cassa vuota mentre il secondo mostra la struttura portante continua. I pilastri e le travi in calcestruzzo armato hanno dimensioni sempre diverse, a seconda dell’effettiva necessità. I pilastri, in corrispondenza del prospetto nord, sono arretrati e dimensionati tenendo conto dell’innesto del volume della biblioteca nel corpo centrale e sono realizzati in acciaio per conferire un senso di leggerezza alla copertura della biblioteca stessa, in un dialogo con la smaterializzazione del soffitto prodotta dai lucernai. La travatura del prospetto nord, conformata a elementi ricalati, presenta un dente in aggetto su cui si applica il paramento in rame, che appoggiandosi per tutto il suo sviluppo longitudinale sulla trave e ponendosi a filo con la parete, evidenzia l’elemento strutturale orizzontale. L’utilizzo della struttura puntiforme, della lamiera come rivestimento per il calcestruzzo, ma soprattutto l’approccio funzionalista alla progettazione, rendono la struttura affine alle architetture di impronta anglosassone e nordica care all’autore, in particolare, si legge un dichiarato riferimento al palazzo per uffici di Rautatalo del finlandese Alvar Aalto, esplicitamente citato nei lucernari della biblioteca.
Johns Hopkins University, centro universitario e biblioteca (Bologna) 
1956-1960 
Zacchiroli Enzo (progetto) 
progetto e costruzione - Nel 1951 apre in via Belmeloro il SAIS Bologna Center dell'Università Johns Hopkins di Baltimora. Si tratta di un esperimento di educazione internazionale voluto dal prof. Groves Haines e iniziato con quattro professori e dieci studenti in alcune aule concesse dal Rettore dell'Alma Mater Felice Battaglia. Scopo della School of Advanced International Studies di Bologna è offrire corsi altamente specializzati a studenti di varie nazioni, destinati a carriere internazionali. Per il nuovo edificio dell'Università americana sarà incaricato nel 1958 l'architetto Enzo Zacchiroli, alla sua prima importante commissione bolognese. Il progetto recepirà la lezione del grande maestro finlandese Alvar Aalto e si distaccherà dal canone, sostenuto con forza da molti, dell'armonizzazione al contesto storico circostante. La sede della Johns Hopkins University – Bologna Center, rappresenta la prima opera bolognese dell’architetto Enzo Zacchiroli, che gli è valso il premio regionale In/Arch del 1961. Abbandonata la prima ipotesi di ristrutturazione di Palazzo Bianconcini si decide per la costruzione di un edificio ex-novo nella storica via Belmeloro, composto da due volumi. L’edificio principale è organizzato secondo una struttura gerarchica che mette a sistema gli ambienti, disposti su tre livelli. Al piano interrato sono collocati gli impianti e i locali di servizio. Al piano terra si trovano gli spazi di distribuzione alla biblioteca e all’auditorium e quelli di incontro e socializzazione come la caffetteria. I piani superiori fino all’attico, in cui è sistemato l’appartamento del direttore, sono destinati agli spazi principali dell’università: aule, uffici. Il secondo corpo ospita la biblioteca; più basso e avanzato rispetto alla strada, risulta completamente autonomo rispetto al precedente, seppur collegato. Il trattamento delle facciate punta a unificare le varie parti. Le finestre del primo piano, presenti sul punto di innesto della biblioteca con il prospetto frontale, sembrano restringersi verso l’alto per far posto all’attacco fra i due blocchi. Il prospetto nord, su cui si attesta la biblioteca, è connotato dalla presenza di numerose e ampie aperture dalla chiara direzionalità orizzontale che interrompono ritmicamente la continuità del laterizio. Il prospetto sud, invece, è caratterizzato da una grande vetrata che illumina il vano scala. Quest’ultima è scandita in orizzontale dalle grandi travi, visibili in tutta la loro altezza, e in verticale, dai montanti degli infissi in legno, riproponendo l’accostamento mattone-vetro-legno, che sul fronte est si differenzia ulteriormente conformandosi in profonde lame lignee. Nel blocco della biblioteca, ancora, i montanti diventano stretti e lunghi, per disporsi nella fascia alta del volume al di sotto del paramento in rame. L’uso di una differenziazione delle aperture finestrate costituisce uno dei punti salienti del lessico dell’autore, che con apparente semplicità controlla sapientemente i rapporti tra i pieni e i vuoti della composizione dei fronti. La stessa cura nella variazione degli elementi si ritrova anche nelle scelte strutturali. Il blocco centrale si basa su una gabbia intelaiata di elementi di calcestruzzo gettati in opera, mentre il corpo della biblioteca è costituito da pareti portanti. Alla diversità dell’uso delle strutture corrisponde l’uniformità del rivestimento in laterizio. Il primo volume presenta dei tamponamenti realizzati con una muratura a cassa vuota mentre il secondo mostra la struttura portante continua. I pilastri e le travi in calcestruzzo armato hanno dimensioni sempre diverse, a seconda dell’effettiva necessità. I pilastri, in corrispondenza del prospetto nord, sono arretrati e dimensionati tenendo conto dell’innesto del volume della biblioteca nel corpo centrale e sono realizzati in acciaio per conferire un senso di leggerezza alla copertura della biblioteca stessa, in un dialogo con la smaterializzazione del soffitto prodotta dai lucernai. La travatura del prospetto nord, conformata a elementi ricalati, presenta un dente in aggetto su cui si applica il paramento in rame, che appoggiandosi per tutto il suo sviluppo longitudinale sulla trave e ponendosi a filo con la parete, evidenzia l’elemento strutturale orizzontale. L’utilizzo della struttura puntiforme, della lamiera come rivestimento per il calcestruzzo, ma soprattutto l’approccio funzionalista alla progettazione, rendono la struttura affine alle architetture di impronta anglosassone e nordica care all’autore, in particolare, si legge un dichiarato riferimento al palazzo per uffici di Rautatalo del finlandese Alvar Aalto, esplicitamente citato nei lucernari della biblioteca.  

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