Un hackathon per lavorare sui dati della Regione Emilia-Romagna Un hackathon per lavorare sui dati della Regione Emilia-Romagna Sabato 13 giugno, hacker civici, data journalists e altri appassionati dei dati potranno "sporcarsi le mani" con i contenuti del sito "Amministrazione Trasparente". Obiettivo: realizzare soluzioni che rendano più comprensibili l'operato e i risultati dell'ente. Rispettare la nuova legge sulla trasparenza è solo il primo passo per rendere una amministrazione realmente più aperta e “comprensibile” agli occhi dei cittadini e dei p... Read more

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Sono online sul portale Sistemi informativi ambietali dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) gli open data sul consumo di suolo (dati nazionali, regionali, provinciali e comunali) e la prima mappa del consumo di suolo nazionale.
L’Istituto, grazie alla nuova cartografia ad altissima risoluzione, ha potuto tracciare il perimetro della copertura artificiale dell’intera penisola scendendo nel dettaglio e fornendo, per la prima volta, tutte le informazioni relative a regioni, province e comuni.
Quasi il 20% della fascia costiera italiana - oltre 500 Km2 - l’equivalente dell’intera costa sarda, è perso ormai irrimediabilmente. E’ stato impermeabilizzato il 19,4% di suolo compreso tra 0-300 metri di distanza dalla costa e quasi e il 16% compreso tra i 300-1000 metri. Spazzati via anche 34.000 ettari all’interno di aree protette, il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi. Il cemento ha invaso persino il 2% delle zone considerate non consumabili (montagne, aree a pendenza elevata, zone umide).


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Maurizio Napolitano e Ernesto Belisario si confrontano in un recente articolo dal titolo “Open data per il business: la (difficile) via italiana” sui motivi per i quali in Italia sono ancora così poco utilizzati per fare impresa.

Secondo l’avvocato Ernesto Belisario presidente dell’Italian Open Government Association: “Non basta parlare di open data e nemmeno della quantità di dati che sono stati aperti. Perché possano essere utilizzati da un’impresa, i dati devono essere di qualità, aggiornati e corretti. Inoltre è necessaria la ragionevole certezza di poter contare su quei dati in futuro. Troppo spesso le amministrazioni dopo aver pubblicato un dato non si preoccupano di aggiornarlo. La pubblicazione è solo un passaggio, che chiude la prima fase di vita: il dato deve essere raccolto, certificato, quindi pubblicato; allo stesso tempo la pubblicazione segna l’inizio di un nuovo percorso: bisogna verificarne la correttezza, monitorare l’uso che viene fatto dal dato e il suo riutilizzo”.

Affronta il problema ancor più a mote Maurizio Napolitano, Head of Unit of Digital Commons Lab Fondazione Bruno Kessler (FBK): “Prima di parlare del loro uso business, bisogna parlare di dati: in Italia manca una cultura del dato, non è ancora assodato il fatto che gli Open Data della Pubblica Amministrazione sono un Bene Comune. Ci manca un acceleratore tematico, ci manca un Open Data Institute sul modello inglese, ci manca un’Open Knowledge Foundation (OKF), anche se SpaghettiOpenData ha saputo svolgere un ruolo molto prezioso, senza i fondi dell’OKF. Non a caso l’OpenData Barometer nel suo report ci cataloga come pase emergente”.



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È disponibile online e in tutte le librerie un interessante libro dal titolo “Open data e ambiente - Una rivoluzione digitale per la sostenibilità” di Giuseppe Magro, ingegnere nucleare specializzato nello sviluppo di sistemi per l’analisi e la valutazione ambientale.

Open data e ambiente illustra contenuti e ambiti di applicazione di Q-cumber, una delle esperienze più innovative in questo ambito.
Q-cumber è una piattaforma on line per il monitoraggio del territorio che impiega:
1) dati ufficiali (dati ambientali/autorizzativi/pianificatori);
2) dati crowd, derivanti dalla partecipazione diretta dei cittadini;
3) open data.

La piattaforma consente di identificare gli impatti diretti e indiretti di un’azienda o di un comparto, e di individuare le azioni correttive finalizzate al raggiungimento di alti livelli di performance ambientali.

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È appena uscita la nuova versione dell’Open Data Handbook, il manuale dei dati aperti che affronta gli aspetti giuridici, sociali e tecnici degli open data. Una guida che può essere utilizzata da chiunque, appositamente studiata per coloro che intendono aprire i dati. Il manuale discute del perché, cosa e come degli open data – quindi perché percorrere la strada dell’apertura, cosa si intende con ‘aperto’, e come si fa ‘open data’ (“aprire/liberare” i dati). Un utile vademecum che fornisce i concetti di base degli ‘open data’, specialmente in relazione all’apertura del patrimonio informativo pubblico.
Il documento si propone di illustrare come i dati aperti possono creare valore e avere un impatto positivo in molte aree. Oltre alle informazioni di base, il manuale fornisce istruzioni pratiche su come produrre dati aperti.

Vasto il pubblico al quale si rivolge l’Open Data Handbook:

  • coloro che non hanno mai sentito parlare di dati aperti prima d’ora e coloro che si ritengono esperti ‘professionisti di dati’;
  • i dipendenti della pubblica amministrazione e gli attivisti;
  • i giornalisti e i ricercatori;
  • i politici e gli sviluppatori;
  • le persone appassionate di tecnologia e quelle che non hanno mai sentito parlare di API.


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