Al via la consultazione pubblica #ilPONchevorrei Al via la consultazione pubblica #ilPONchevorrei C’è tempo fino al 30 settembre 2014 per partecipare alla consultazione pubblica lasciando commenti e contributi sul Programma Operativo Nazionale (PON) "Ricerca e Innovazione” 2014-2020", al fine di arrivare alla definizione di un PON condiviso a tutti i livelli. Per permettere a chiunque voglia prendere parte alla consultazione di trovarsi nelle condizioni di comprendere contenuti e finalità del programma, la consultazione è ape... Read more


altSono due le evocative immagini per descrivere lo stato dell’arte degli open data in Italia: una bimba sorpresa e un imperatore romano. La prima vuole sottolineare l’entusiasmo che per la costante crescita di dataset disponibili. Il secondo rappresenta l’Italia come il “regno dei regni”, campanilismi che si traducono, nel caso degli open data, in difficoltà nell’uniformare basi di dati gestite localmente.


altQuesto è il quadro presentato all’OKFestival 2014 in una sessione dal titolo “Open Government Data Around the World”. Più che la quantità di dati pubblicati, gli indicatori del successo dell’open (government) data devono prendere in considerazione variabili quali la sostenibilità (numero di formati con cui viene distribuito un dataset, la possibilità di accedervi via API, la frequenza di aggiornamento dai dati) ed il riuso (legale= dare il permesso; tecnico= formati, protocolli/api; documentale).


Per maggiori informazioni consulta l’articolo “Lo stato dell’arte dell’open goverment data in Italia (presentato a #OKFest14)”. (de.straba.us)

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Magari non corrisponde esattamente alla lista dei libri da leggere in vacanza, certo. Si tratta comunque di una selezione accurata di documenti e pubblicazioni su un tema che, con l’aumentare di dataset disponibili, sta assurgendo sempre più agli onori delle cronache. Sebbene ancora - almeno in Italia - in ambiti e settori specialistici. Stiamo parlando dell’impatto economico degli open data.

Sicuramente nel nostro Paese c’è ancora moltissima strada da percorrere. Ma grazie ad alcune iniziative bottom-up, in Italia gli open data stanno "diventando grandi". Oltre ai classici OpenCoesione e Monithon, la stessa squadra di sviluppatori ha realizzato OpenBilanci che pubblica in rete i dati finanziari dettagliati degli ultimi dieci anni su tutti gli 8.092 comuni italiani. Inoltre, l’hackaton organizzato durante l’ultimo raduno di Spaghetti Open Data ha dato vita a Confiscati Bene. Un gruppo di civic hacker ha estratto i dati (non aperti) pubblicati dal sito dell’Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), li ha ripuliti, georeferenziati, resi scaricabili, costruito una interfaccia web di esplorazione e resi disponibili su un sito web.

Per maggiori informazioni:
The GovLab selected reading on the economic impact of open data” (thegovlab.org);
I beni confiscati organizzati creano cultura contro le mafie” (nova.ilsole24ore.com);
Gli open data stanno diventando grandi” (www.cottica.net).
 

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Oltre agli indicatori economici, c’è di più. I governi nazionali stanno sempre più investendo tempo, denaro, e l'attenzione dei cittadini sul rilascio dei dati, mettendo però l’accento quasi esclusivamente sull’impatto economico degli open data e non sui loro benefici a livello sociale. Rendere disponibili le informazioni come dati aperti può infatti aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, offrire maggiore comprensione dei costi in campo sanitario e dei risultati raggiunti in termini di welfare, tutela i consumatori, promuove la trasparenza e l’accountability.

Al di là di logiche di maggiore efficienza, riduzione dei costi, aumento della produttività e della crescita economica, che stimolerà il rilascio di nuovi dati, c'è un notevole potenziale (ancora inespresso) per un rilascio crescente di dataset riguardanti settori quali la giustizia sociale, l’ambiente, la scuola, la sicurezza pubblica e, come dicevano, la sanità.
Questi dati sono ancora inaccessibili, o comunque non disponibili in open data, spesso per motivazioni legate alla privacy che, con un forte commitment politico, possono essere superate grazie a tecniche di anonimizzazione o aggregazione dei dati.

Per maggiori informazioni leggi l’articolo “More than economics: The social impact of open data” (www.techrepublic.com).

La Commissione Europea ha pubblicato le linee guida per aiutare gli Stati membri a beneficiare della Direttiva rivista sul riutilizzo dell’informazione del settore pubblico (Direttiva PSI). La convinzione è che gli open data possano essere utilizzati come base per creare servizi a valore aggiunto e prodotti innovativi, come le applicazioni mobili, che incoraggino anche gli investimenti di settore e diano una forte spinta al mercato del digitale in Europa. Le linee Guida sono state preparate sulla base dei contributi arrivati attraverso una consultazione pubblica svoltasi nell’autunno 2013 e seguendo le raccomandazioni ricevute da un gruppo di esperti dedicato (PSI Group).

Secondo quanto comunicato dalla stessa Ue le linee guida si occupano di:

Richieste di brevetti: vengono date indicazioni su quando gli enti pubblici possono concedere il riuso di documenti, senza condizioni o licenze e detta le condizioni in cui è possibile il riutilizzo dei dati personali. Per esempio: gli enti pubblici non dovrebbero imporre licenze quando un semplice avviso è sufficiente; licenze aperte sul web, come quelle “Creative Commons” possono facilitare il riutilizzo dei dati del settore pubblico senza la necessità di sviluppare le licenze su ad hoc.

altDataset: le linee guida presentano cinque categorie di dataset tematici a cui le imprese e gli altripotenziali riutilizzatori sono più interessati e potrebbero quindi essere la priorità per la messa a disposizione da parte degli enti pubblici. Per esempio: codici postali, mappe nazionali e locali; meteo e qualità dell’acqua, ma anche consumo di energia, i livelli di emissione e altri dati ambientali, e poi orari dei trasporti pubblici, lavori stradali, informazioni sul traffico.

Costo: le linee guida offrono anche una panoramica su come enti pubblici, comprese le biblioteche, musei e archivi, debbano calcolare l’importo che devono pagare i “riutilizzatori” dei dati con l’accortezza che, dove documenti digitali vengano scaricati elettronicamente, si ricorra ad una politica no-cost.

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