Il portale open data dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna Il portale open data dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna È online il portale open data dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna (Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda e Sant'Agata sul Santerno). Un progetto grazie al quale l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna intende pubblicare online una parte dei propri dati in formato aperto, puntando sulla trasparenza e la partecipazione attiva dei cittadini. Fra i dataset pubblicati, in form... Read more

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È online l’Open Data Barometer Global Report 2015, realizzato dalla World Wide Web Foundation, un documento che descrive lo stato delle politiche per la promozione dei dataset di dati pubblici e dell’open government nel mondo.

Lo studio riconosce i passsi in avanti fatti in materia di messa a disposizione del patrimonio informativo pubblico, come la sottoscrizione da parte dei leader del G8 dell’Open Data Charter nel 2013 promettendo di rilasciare i dati del settore pubblico, a titolo gratuito, in formati aperti e riutilizzabili; finalità ribadite durante l’ultimo G20, nel quale le maggiori economie industriali si sono impegnate per promuovere gli open data come strumento contro la corruzione, e le Nazioni Unite hanno riconosciuto la necessità di una "rivoluzione dei dati" per raggiungere gli obiettivi di sviluppo globali.

Nonostante questi impegni, la seconda edizione dell’Open Data Barometer dimostra che c'è ancora una lunga strada da percorrere per fornire ai cittadini dati da mettere a valore.
La ricerca suggerisce alcuni dei passaggi chiave necessari per dar vita alla "rivoluzione dei dati" che farebbe davvero la differenza anche in termini di trasparenza nelle pubbliche amministrazioni: occorre una maggiore volontà politica da parte dei Governi e degli enti pubblici nel rilasciare dataset ‘sexy’, ovvero interessanti per gli utilizzatori, nonchè per i cittadini (ad esempio i dati sulla spesa pubblica o sull’efficacia ed efficienza dei servizi pubblici); bisogna investire in competenze digitali di cittadini, professionisti e addetti alla PA per comprendere e saper gestire i dati; una riforma legislativa e regolamentare del settore orientata al rafforzamento del diritto all’informazione e alla privacy, intesi come colonne portanti degli open data; supporto tecnico e operativo per promuovere gli open data a livello di governo delle città.

Su 86 Paesi esaminati dal Rapporto, circa il 90% non ha ancora pubblicato set di dati in formato aperto e accessibile a tutti, né ha aumentato la trasparenza della PA. Solo l’8% è risultato in linea con gli obiettivi fissati dall’ Open Data Charter.
Tra i Paesi che hanno stabilito ottime performance nelle politiche open data vi sono: Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Francia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Canada, Norvegia, Danimarca, Australia. Tra quelli considerati emergenti e in avanzamento in termini di open data troviamo: Spagna, Cile, Repubblica Ceca, Brasile, Italia (che nella classifica generale è al 22° posto), Messico, Uruguay, Russia, Portogallo, Grecia.


Leggi la notizia sul quotidiano online Key4biz

Leggi l'articolo "Open data, si può (e si deve) fare di più" di Fabio Chiusi su Wired.


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Il Global Open Data Index 2014 pubblicato da Open Knowledge Foundation lo scorso dicembre posiziona l’Italia al venticinquesimo posto, dietro nazioni come l’Islanda (16) o l’Isola di Man (21), e lo stupore è ancora maggiore quando si scopre che il nostro Paese è sceso di ben 5 posizioni rispetto al 2013.

Un risultato davvero poco soddisfacente che può essere spiegato leggendo l’ultimo articolo di Maurizio Napolitano per la rivista online Che Futuro!. Secondo le parole di Napolitano, che nella redazione del Rapporto ha il ruolo di revisore finale di ogni nazione, il censimento si basa sulla valutazione di dieci categorie di dati intese come “bene comune” (statistiche nazionali, leggi, risultati elettorali, bilanci statali, spese di governo, registro delle imprese, emissioni degli inquinanti, mappe nazionali, codice di avviamento postale, tabelle di attesa degli orari di trasporto pubblico).

Perché dal Global Open Data Index 2014 emerge che l’Italia ha così pochi open data? Una domanda a cui Napolitano risponde citando tre casi molto critici in cui il nostro Paese di dimostra totalmente o parzialmente inadempiente: quello dei codici di avviamento postale - il cui rilascio era previsto dall’agenda entro il dicembre 2014 -, delle mappe nazionali e delle tabelle del trasporto pubblico.


Leggi l’articolo di Maurizio Napolitano “Gli open data nel mondo sono come un iceberg (e l’Italia è ancora sott’acqua)" su Che Futuro!.
 

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Da qualche settimana è nato il progetto soldipubblici.gov.it (rilasciato in beta), un sito nel quale è disponibile una pagina per gli sviluppatori che, tra le altre cose, permette il download di tutti i dati utilizzati dal programma.

soldipubblici.gov.it vuole promuovere e migliorare l’accesso e la comprensione dei cittadini sui dati della spesa della Pubblica Amministrazione, in un’ottica di maggiore trasparenza e partecipazione. È possibile accedere ai dati dei pagamenti delle regioni, delle aziende sanitarie regionali, delle province e dei comuni, con cadenza mensile e aggiornamento al mese precedente. Il servizio attinge alla banca dati SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici) frutto della collaborazione tra Banca d'Italia e Ragioneria Generale dello Stato. SIOPE è un un sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche. Si tratta quindi di uno strumento fondamentale per il monitoraggio dei conti pubblici

soldipubblici.gov.it si basa su un motore di ricerca semantico che è in grado di associare ente a voce di pagamento, sulla base delle codifica gestionale di SIOPE, e fornire l’importo speso per il mese corrente, l’andamento della spesa annuale e a una serie di utili indicatori.

Partendo dai dataset messi a disposizione su soldipubblici.gov.it, gli sviluppatori di The Fool (società specializzata in strategie e strumenti per l'analisi, gestione e tutela della reputazione e degli asset digitali online) hanno realizzato il sito soldipubblici.thefool.it un'ulteriore approfondita analisi dei dati che offre uno spaccato sulle spese di ciascun ente.



Per approfondire: 
"Come nasce soldi pubblici e come lo possiamo migliorare insieme" di Giovanni Menduni su Che Futuro!.


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Lo scorso dicembre sono stati pubblicati come Open Data la maggior parte dei dati usati all’interno del contest “Big Data Challenge”, il contest promosso da Telecom Italia, dal nodo dell’Open Data Institute UK di Trento e SpazioDati.

Ad informarci sul lavoro fatto per rendere utilizzabili i dati da parte dei partecipanti al contest - un processo definito data curation - è Matteo Brunati, community manager per Spazio Dati, in un articolo su Pionero.
Il flusso operativo descritto da Brunati aiuta a raccontare in maniera pragmatica quella 'qualità del dato' che Vincenzo Patruno, rilanciando l’idea di Open API o Open Service, così ha descritto:

[...] perché dati accurati, dettagliati e ottenibili in tempo reale attraverso API sono dati ad alta potenzialità e che si prestano molto bene ad essere utilizzati in modo “interattivo” all’interno di applicazioni web o apps per dispositivi mobili. Consentire l’uso interattivo dei dati ne amplifica pertanto le potenzialità, rendendoli appetibili per immaginare le più svariate applicazioni e servizi. Per chi produce i dati, questo si traduce nel rendere pubblici gli Open Data non più (o non solo) attraverso file scaricabili (Excel, csv, …) ma attraverso quelli che possiamo chiamare “Open Services” o “Open API”. Questi sono API (o anche servizi Web) che è possibile richiamare all’interno di applicazioni e che consegnano i dati richiesti direttamente ai programmi che li utilizzano. Significa in altre parole dare la possibilità di “agganciare” le applicazione ai dati, senza intermediari, direttamente dove questi vengono prodotti. Erogare pertanto Open Data accurati e dettagliati attraverso Open Services, corredandoli di tutti quei metadati necessari a consentirne un corretto utilizzo, vuol dire offrire dati ad alta potenzialità, e questo indipendentemente dalla tipologia di dati a cui si sta facendo riferimento.


Leggi l’articolo “Open Big Data: retroscena sugli open data della Big Data Challenge” di Matteo Brunati su Pionero. 



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